Semi di zucca: dal campo all’estratto titolato in acidi grassi
I semi di zucca sono molto più di uno spuntino. Sono infatti un piccolo concentrato di nutrienti, apprezzato dalla nutrizione funzionale e dalla tradizione erboristica. In questo articolo ne seguiamo il percorso: dalla pianta al profilo nutrizionale, fino all’estratto secco titolato al 20% in acidi grassi presente in PARA G GRAAL.
Semi di zucca: la varietà dai semi verdi
La zucca arriva in Europa dalle Americhe. Qui, nel tempo, ha trovato nuove terre e nuove forme. Una delle più curiose è la Cucurbita pepo varietà styriaca, la zucca da olio della Stiria.
I suoi semi sono diversi da tutti gli altri. Non hanno infatti il guscio legnoso, ma solo una pellicola sottile. Il colore, inoltre, è un verde scuro inconfondibile. Questa caratteristica nasce da una mutazione naturale, osservata per la prima volta alla fine dell’Ottocento.
Da allora la Stiria ne ha fatto un simbolo. Con questi semi si produce infatti un olio scuro e profumato, oggi tutelato da un’indicazione geografica protetta. È proprio la varietà styriaca quella indicata nell’etichetta di PARA G GRAAL.
Che cosa contengono
Il valore dei semi di zucca sta nel loro profilo nutrizionale. Gli studi sulla varietà styriaca lo descrivono con precisione.
Acidi grassi
Sono la frazione più caratteristica. Prevalgono infatti l’acido linoleico e l’acido oleico, seguiti da palmitico e stearico. Insieme, questi quattro acidi grassi compongono quasi tutta la parte lipidica del seme.
Fitosteroli
I semi contengono anche fitosteroli, composti vegetali tipici della famiglia delle cucurbitacee. Sono inoltre tra i componenti più studiati di questo ingrediente.
Altri composti
Completano il quadro vitamina E, carotenoidi e pigmenti verdi. Sono proprio questi ultimi, infatti, a dare al seme il suo colore.
Dalla cucina alla tradizione erboristica
I semi di zucca appartengono da secoli alla tavola contadina. Si mangiano tostati, si aggiungono al pane, si spremono per l’olio. La tradizione popolare, inoltre, li ha sempre associati al benessere dell’intestino.
Oggi questo uso tradizionale incontra un approccio più moderno. Al posto del seme intero, quindi, si impiega un estratto con un contenuto definito.
L’estratto secco titolato al 20% in acidi grassi
Un seme cambia a seconda del raccolto, del terreno e della stagione. Un estratto titolato, invece, dichiara quanto contiene. La titolazione al 20% in acidi grassi assicura perciò uno standard costante, lotto dopo lotto.
È una scelta di precisione. Valorizza infatti la frazione più caratteristica del seme e rende l’ingrediente facile da dosare.
I semi di zucca nella formula di PARA G GRAAL
Nella dose giornaliera di due capsule, PARA G GRAAL contiene 200 mg di estratto di semi di zucca. Apporta dunque 40 mg di acidi grassi.
I semi di zucca sono la parte nutrizionale di una formula dedicata al benessere digestivo. Accanto a loro lavorano infatti le piante amare della tradizione, come Genziana e assenzio, insieme a noce e crespino. Per conoscerle meglio, leggi piante per l’equilibrio intestinale.
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Quando inserirlo nella routine
Stress, cambi di alimentazione e ritmi irregolari mettono alla prova la digestione. In questi periodi, quindi, molte persone scelgono di dedicare più attenzione all’intestino. PARA G GRAAL si inserisce in questo percorso, insieme a una dieta varia e a uno stile di vita sano. Trovi altri consigli nella guida all’intestino sano.
La dose è di due capsule al giorno. Il prodotto è un integratore alimentare e non un farmaco. In gravidanza, in allattamento, se assumi farmaci o in condizioni particolari, chiedi prima al medico.
Questo approfondimento fa parte della nostra guida completa alla nutraceutica moderna.
Riferimenti
- Fruhwirth GO, Hermetter A. Seeds and oil of the Styrian oil pumpkin: Components and biological activities. Eur J Lipid Sci Technol. 2007;109(11):1128-1140. org/10.1002/ejlt.200700105
- Murkovic M, Hillebrand A, Winkler J, Leitner E, Pfannhauser W. Variability of fatty acid content in pumpkin seeds (Cucurbita pepo L.). Z Lebensm Unters Forsch. 1996;203(3):216-219. org/10.1007/bf01192866










